Il motore di ricerca è la bussola; l’indice, la guida. Chiamatelo come preferite, ma cos’è veramente un “motore”?
Fate conto di avere un amico che ha un’ottima memoria e che è anche molto veloce a leggere. Prende in mano un libro, lo finisce in quindici minuti, poi è in grado di ricordare ogni parola che ha letto, e anche in quale pagina la ha letta. Non ricorda nulla della trama del libro, non sa chi lo ha scritto, ma ne ricorda tutte le parole. Il “motore” è questo amico un po’ stupido: un’enorme archivio di parole svincolate da un contesto.
Piccoli programmi (spesso chiamati spiders, ragni) navigano in rete, cliccando ogni possibile link di ogni pagina che incontrano, macinando milioni di parole in tutte le lingue del mondo. Una nuova pagina viene segnalata ed ecco che le sue parole vengono lette, quelle più significative, o più ricorrenti nel testo, vengono archiviate, associate all’indirizzo. È un lavoro senza fine, difficile anche solo da immaginare.
La tecnica con cui questi enormi archivi sono poi organizzati, la tecnologia che fa correre gli spider, i processi di sintesi che questi dati subiscono, sono il segreto industriale delle case software che si spartiscono i milioni di interrogazioni che gli utenti della rete inventano ogni giorno. I risultati sono variabili. Alla prova della medesima semplice interrogazione motori diversi rispondono con enormi differenze, e non sempre un alto numero di segnalazioni aiuta chi pone la domanda. La strada che deve percorrere il ragnetto è ancora lunga.