giovedì, giugno 10, 2010

Cicogne in Tangenziale

Le Cicogne in Tangenziale

Gli animali selvatici non pensano a noi. Non sanno chi siamo e ci trattano per quello che sembriamo: altro rispetto a loro e una potenziale minaccia; niente di più niente di meno.
E' notizia di queste settimane che una coppia di Cicogne Bianche ha fatto il nido a cinque metri dalla tangenziale di Milano. I due animali, assolutamente selvatici, hanno scelto un basso palo elettrico dismesso, uno fra i diecimila che contornano la città, e lì hanno deposto quattro grosse uova da cui sono nati, a fine Maggio, quattro pulli.
Sarebbe una notizia per appassionati birdwatchers e per qualche ornitologo, se non fosse che le precedenti ultime nidificazioni documentate in area urbana milanese risalgono all'inizio del 1700. Abbiamo scritto proprio 1700. Gli anni insomma in cui in Francia regnava Luigi XIV e l'Italia era lontana dall'essere una nazione.
Che cosa abbia spinto una coppia di animali arrivati dall'Africa centrale (o da ancora più lontano) a scegliere l'uscita di S.Giuliano Milanese per iniziare una nuova famiglia, resterà un mistero. Ma è un mistero che fa riflettere. Gli animali selvatici non ci vedono per quello che crediamo di essere. Per loro non siamo i signori e padroni di ogni cosa. Siamo una semplice minaccia, memorizzata forse dopo rapaci e grossi rettili.
Scompariamo in scatole metalliche su ruote, scatole che invece non fanno paura e che seguono propri percorsi fissi di migrazione. E' come se questi animali vedessero lo spazio in mezzo a noi, lo spazio libero.
Da un lato bisogna rallegrarsi perché animali così belli sono tornati, e sorprendono i guidatori con la loro sagoma controluce. Da un altro punto di vista viene da chiedersi se non potevano trovare un luogo migliore. Viviamo in un ambiente così alterato che uno svincolo dell'autostrada è il miglior posto per fare un nido? Per il semplice fatto di essere inaccessibile per persone a piedi? O per quale altro motivo?
Sono animali capaci di migrazioni lunghe diecimila chilometri; vedono passare sotto di loro la savana, la foresta e il deserto, poi l'intera Spagna o l'Anatolia, i Balcani, catene montuose e ancora foreste. E poi decidono di fermarsi qui, sotto lampioni accesi tutta notte, fragore incessante di camion e auto, polvere e cavi dell'alta tensione. Unico vantaggio apparente: essere in un luogo dove non passano uomini a piedi. Possibile?
La LIPU di Milano, la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli, ha deciso di video-sorvegliare il nido. Uno sponsor meritevole, la fabbrica di dolci Bindi che ha sede poco lontano, ha reso disponibile un fondo per coprire le spese. Il proprietario del campo e il Comune garantiscono la collaborazione. Le monache della vicina Abbazia di Viboldone ospitano antenne e videoregistratore.
Non sapremo perché il nido è stato fatto lì, ma sapremo come procede la vita della famiglia e vedremo le immagini dei primi tentativi di volo. Se il prossimo anno torneranno, saremo pronti. Potete vedere una descrizione del progetto e le immagini dal nido su http://www.lipumilano.it

Pubblicato nel numero di Luglio 2010 di Newton